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La settimana europea della Mobilità sostenibile dal 15 al 22 settembre e la giornata europea senz’auto del 22 settembre sono nate nel 1999 in quanto in quella data mancavano 100 giorni al 2000 e l’Europa ha voluto porre un momento di riflessione su quale sarebbe stata la  mobilità ideale del terzo millennio.

Il tema della “settimana europea 2010” è “muoversi in modo intelligente, vivere meglio”, le città dovrebbero promuovere gli spostamenti “attivi” per contenere il problema dell’obesità, della sedentarietà e migliorare il benessere fisico e mentale dei cittadini. Salute e mobilità sostenibile dovrebbero essere enfatizzate come una combinazione che migliora nettamente la qualità della vita nelle città contribuendo a ridurre l’inquinamento acustico, dell’aria, la congestione, gli incidenti e destinare più spazio alle persone e meno alle automobili.

L’Università di Verona, da tempo impegnata sul tema della mobilità sostenibile, organizza da qualche anno un convegno che ha assunto le funzioni di appuntamento annuale per fare rete tra enti, istituzioni, associazioni ed aziende approfondendo alcuni temi di attualità.

Dopo il tema “Bici per la salute delle persone e delle città” del 2008, e “quali azioni per la mobilità sostenibile a Verona,” del 2009, quest’anno si affronta il tema specifico della mobilità verso le scuole in quanto il tema 2010 “muoversi in modo intelligente, vivere meglio” coinvolge immediatamente i ruoli educativi in ambito scolastico ed extrascolastico sul significato di muoversi in modo intelligente verso l’ambiente, la salute, l’incidentalità.

Nel periodo scolastico nel comune di Verona ogni mattina circa 55.000 tra alunni e studenti raggiungono le scuole dalla materna all’Università. Si tratta di un numero considerevole, sicuramente meritevole di una particolare attenzione. L’inizio delle scuole porta con se un consistente aumento del traffico, non si tratta solo dei pullman che fanno servizio verso le scuole e degli insegnanti che si affrettano per essere puntuali alla prima ora, ma anche da moltissime auto di genitori che più o meno necessariamente accompagnano i figli a scuola.

La mobilità in bici verso le scuole rimane una componente debole, in qualche scuola elementare sono attivi ed efficaci i servizi di pedibus e azioni di disincentivazione delle auto davanti alle scuole. La situazione non è affatto soddisfacente, come possiamo migliorare?

In genere si parla di necessità di mobilità per categorie di mezzi, le auto private (sosta, tempi di attesa ai semafori, percorsi più convenienti e vietati – ZTL), il trasporto pubblico (corsie preferenziali per garantire il rispetto degli orari e non restare imbottigliati nelle code, frequenze, comfort nei mezzi e nell’attesa, capillarità nell’accessibilità, riduzione delle emissioni), le biciclette (sicurezza verso gli incidenti ed i furti, piste ciclabili confortevoli e continue, zone trenta, segnaletica di direzione dedicata, ciclo-parcheggi), per i pedoni (marciapiedi confortevoli e continui, attraversamenti stradali protetti, zone trenta).
A questo elenco bisogna aggiungere le moto ed i ciclomotori che presentano pochi bisogni (solo un po’ di sosta organizzata) e sembrano la soluzione personale efficiente e rapida per gli spostamenti urbani, in realtà  presentano un’elevatissima incidentalità ed emissioni considerevoli. In questo incontro invece riorganizziamo il ragionamento impostandolo per categorie di destinazioni. La mobilità verso le scuole è fortemente sistematica, cioè mantiene orari e ritmi rigidi e costanti per nove mesi all’anno. E’ molto più rigida delle mobilità casa lavoro, che spesso hanno forti variabilità di orari e di funzioni collegate. In particolare la mobilità verso le scuole è fatta da soggetti che non dispongo di una propria auto.

La scelta della modalità di muoversi è generata da due fattori, l’offerta di mobilità che è oggettiva (cioè la possibilità di avere a disposizione realmente un bus con un servizio efficiente, un percorso ciclabile sicuro e continuo, un marciapiede confortevole) e la domanda di mobilità che è soggettiva (il desiderio del soggetto di utilizzare un mezzo piuttosto che un altro dipende dai nostri orari, dal nostro stile di vita, dalla pubblicità che ci condiziona, dai messaggi che riceviamo, da una certa pigrizia e dalla comodità di adeguarsi a fare come fanno tutti).
Quando ragioniamo su sosta, corsie preferenziali, piste ciclabili ragioniamo sull’offerta di mobilità, ma per avere meno auto e più bus, più bici e più pedoni bisogna lavorare sulle modalità che generano in ciascuno di noi la propria domanda di trasporto. Mentre agli adulti è molto difficile veicolare messaggi di cambiamento (ci sono le azioni di mobility managment ma hanno un effetto contenuto), per i ragazzini ed i giovani, soprattutto attraverso le scuole è possibile costruire una coscienza della mobilità sostenibile lavorando sul piano educativo.

Nell’incontro verranno analizzati i problemi sanitari generati dal traffico automobilistico, delle moto e motorini, i benefici alla salute dell’andare a piedi o con la bici; sentiremo l’esperienza dell’Ufficio Mobilità del Comune di Treviso che ha coordinato numerosi interventi, costituito un tavolo tecnico con l’ULSS, svolto formazione, ha istituito i mobility manager di Istituto, verifica i cambi di comportamento dei ragazzi.
Ci verranno successivamente presentati gli interventi di successo realizzati dall’Ecosportello del Comune di Verona, l’elaborazione dei questionari effettuati, capiremo quantitativamente la mobilità verso le scuole, sentiremo le azioni educative svolte dalla polizia municipale. Gli Amici della Bicicletta ci illustreranno forme di comunicazione moderne, emozionali e mirate, sentiremo le esperienze del Liceo Messedaglia e le possibilità di intervento dell’Ufficio Scolastico Territoriale, ma soprattutto cercheremo di capire in che modo è possibile lavorare sulla domanda di mobilità degli studenti, come aiutarli ad assimilare una nuova cultura della mobilità e come mettere in pratica la mobilità sostenibile. Sentiremo infine le azioni e gli impegno per il futuro della Provincia e del Comune.

Ma quali sono gli scogli da rimuovere? Innanzitutto le preoccupazioni dei genitori (poverini, le strade sono pericolose, la cartella pesa, i pedofili), poi la pigrizia dei ragazzi (dai papà accompagnami!) oltre alla effettiva scarsa qualità ed atrattività del mezzo pubblico. Quale può essere il margine di miglioramento? Ridurre le auto verso le scuole del 10-20%? Dobbiamo agire sui genitori, sui ragazzi, sull’offerta di mobilità e sui luoghi comuni e sugli atteggiamenti socialmente vincenti. Sembra sempre che in città ci manchi il tempo e che solo l’auto ci consenta di fare prima, invece l’autonomia e l’indipendenza dei giovani sui percorsi verso la scuola sono indicatori di maturità e di salute pubblica.

 

Scarica il programma del workshop "Mobilità verso le scuole"